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Lunedì 25 Settembre 2017

benvenuti ...

... nel sito dell'antico Priorato cluniacense di  s. Egidio in Fontanella, ora Cappella vescovile. La comunità cattolica che vive nella terra bergamasca, insieme al suo Vescovo Francesco, vi saluta con semplicità e cordialità.
Sono passati più di novecento anni da quando Alberto da Prezzate fondò la chiesa di S. Egidio e il monastero benedettino adiacente. Le generazioni si sono susseguite nello scorrere dei secoli, come le stagioni, come gli eventi della piccola e grande storia degli uomini. Eppure mai han cessato di risuonare nella quiete del chiostro e all'ombra delle possenti mura di questa chiesa i passi dei viandanti. Qui sono passati uomini, con il loro carico di gioie e dolori, per rivolgere una preghiera, chiedere un aiuto, ascoltare la Parola, respirare la presenza dell'Assoluto. Nel cuore della collina, tra pietre sacre e preziosi silenzi cari al santo papa Giovanni e al poeta padre Davide Turoldo, qui sarete i benvenuti, qui dove tutto parla del Dio Trinitario Padre, Figlio e Spirito Santo, e del Crocifisso Risorto, che accoglie i passi di tutti e ciascuno. Qui, ci si fa tua compagnia, fraternamente, in questo angolo di storia che percorriamo insieme. Questa è la casa del Signore, questa è casa tua: grazie per essere qui tra noi e buon viaggio!

il Rettore

  • L' angolo


     Veder cadere le foglie

     di Nazim Hikmet 

    Veder cadere le foglie mi lacera dentro

    soprattutto le foglie dei viali

    Soprattutto se sono ippocastani

    soprattutto se passano dei bimbi

    soprattutto se il cielo è sereno

    soprattutto se ho avuto, quel giorno,

    una buona notizia

    soprattutto se il cuore, quel giorno,

    non mi fa male

    soprattutto se credo, quel giorno,

    che chi amo mi ami

    soprattutto se quel giorno

    mi sento d'accordo

    con gli uomini e con me stesso.

    Veder cadere le foglie mi lacera dentro

    soprattutto le foglie dei viali

    dei viali d'ippocastani. 



    Via Crucis dell'oggi
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  • diario fotografico


    è autunno, nei colori nuovi che si svelano nel bosco_
    e nelle fragilità che preannunciano_

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  • Segnalazioni / Corrispondenze

    È un nostro problema, la tratta degli esseri umani  

    Vi segnalo questo articolo del cardinale arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols, per i lettori del sito.
    Ho preso davvero coscienza della schiavitù moderna per la prima volta nel 2012, sentendo parlare Sophie Hayes (una vittima del traffico di esseri umani che ha scritto un best-seller sulla sua esperienza). Mi colpì il fatto che lei fosse inglese e che era stata portata in Italia a lavorare come schiava del sesso. La cosa mi fece mettere in discussione tutte le mie idee preconcette sul fatto che il traffico umano era un problema altrove, che riguardava altri paesi. In seguito mi resi conto di quale centro per il traffico umano fosse Londra, e quindi diventò ancor più necessario comprenderlo. Poi, più o meno nel periodo delle Olimpiadi di Londra di quell’anno, la polizia cercò di cooperare con alcune religiose. Attorno a questi grandi eventi sportivi si crea sempre un’industria del sesso e vengono importate donne che sono letteralmente ridotte in schiavitù. Notai che le religiose svolgevano gran parte del lavoro in prima linea per dare sostegno a quelle donne. In seguito tenemmo un incontro pubblico sul traffico umano, al quale parteciparono molte donne filippine. Mi resi conto che la comunità cattolica, essendo tanto diversificata a Londra, aveva contatti con molte donne vittime del traffico umano. Kevin Hyland, che all’epoca stava alla Met (ora è il Commissario indipendente anti-schiavitù) venne da noi in cerca di cooperazione. Molte tra le religiose non erano inclini a cooperare. La polizia tendeva a perseguire le persone che ora consideriamo vittime di traffico, sicché Kevin ebbe un bel daffare per convincerle che a lui non interessava perseguire. Poco a poco si creò una collaborazione, basata sul suscitare consapevolezza e ricettività e offrire educazione nelle diverse comunità. Fu evidente che la cooperazione tra le risorse della Chiesa cattolica e la polizia era feconda. Parlammo con vescovi e capi della polizia in altri paesi e questa iniziativa avviata a Londra, chiamata Santa Marta Group, iniziò a diffondersi. Al nostro primo incontro nel 2014 è venuto Papa Francesco, insieme alle forze di polizia di venti nazioni. All’incontro più recente, lo scorso anno, hanno partecipato oltre trenta capi della polizia. Papa Francesco è stata una figura molto importante in tutto questo. Per oltre trent’anni ha lavorato con i moderni schiavi, quindi è particolarmente consapevole del problema. Intervistato in proposito, ha descritto la schiavitù moderna come una dolorosa ferita nel corpo dell’umanità e quindi, per i cattolici, una ferita nel corpo di Cristo. Ha detto che il mondo deve imparare di nuovo a piangere; e da qui comprendiamo la necessità di agire. Al termine di quel primo incontro mi ritrovai accanto a lui, che mi disse: «Si assicuri che questo continui, perché è molto più utile della maggior parte degli incontri ai quali devo partecipare». Con un mandato del genere, dunque, non posso non essere motivato, ma al centro di tutto ci sono le vittime di questo commercio crudele, davvero crudele, e dobbiamo sempre ricordarle e metterle al primo posto. «The Indipendent» ed «Evening Standard» hanno una diffusione straordinaria. Una delle speranze di questa analisi e di questo gruppo di esperti è di riuscire ad aiutare a mettere in guardia tutti i settori — finanza, affari, governo, media —, come anche la gente a Londra e in generale, così da poter contribuire a consolidare una risposta. Dobbiamo far sapere alle persone che cosa cercare, come denunciarlo e come evitare di procurare affari a questi criminali. La dignità della persona è legata al suo lavoro. Se il lavoro degrada o sfrutta, corrode l’essenza della persona e la sua dignità umana. Tutti noi dobbiamo impegnarci duramente per contribuire a porre fine a questa grande piaga. 
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  • daQui

    Ritornare - Ho avuto un’estate piuttosto impegnata. Ma qualche giorno di vacanza me li son presi, anche solo per ubbidire ai precetti di chi ti vuol ricordare che nessuno è indispensabile. Ma anche alla buona ragione che qualche distacco ravvicina meglio. E così mi son fatto le cinque giornate di Napoli. Cinque giorni su e giù per una città che è molte città. Una bellezza che sfianca e qualche disarmonia che respinge. Mescolate, neppure messe le une accanto alle altre. L’opprimente ponte della Sanità, che è il luogo più frequentato dai suicidi: e per cascare, con sofferenze racchiuse in attimi di disperazione, accanto alla chiesa di san Vincenzo, che è invece diventata luogo di un riscatto dei ragazzi del quartiere. Quando appunto alzi lo sguardo. Ma quando lo alzi, lo sguardo, t’accorgi che Dio ha visitato questo popolo. E scopri che non solo san Gennaro dice la sua presenza due volte l’anno, ma anche santa Patrizia, che ogni martedì fa sciogliere il suo sangue in quella stupenda chiesa di san Gregorio Armeno: un poco in disparte, servita da una scalinata che la separa dalla frenesia della Spaccanapoli. Con tutti gli interrogativi che rimangono, per un credente abituato più alla sobrietà di una fede che vive invisibile; ma incalzato dalla diversità di un credere che esige la presenza del divino: la speranza non può rimanere negli anfratti inaccessibili, per chi abita una rude terrestrità. Un viaggio dopo molte anni dalla prima volta. Con una consapevolezza diversa, devo riconoscere; e con una voglia di ritornare per capire di più allacci che sembrano così distanti, tra il silenzio del Vomero e l’improponibile rumore di clacson nella bassa città; o tra i miserabili “bassi” che pure palpitano di vita e il vuoto della nuova città che svanisce dopo le ore degli affari. Per ascoltare più avvertitamente la lingua fatta di suoni oltre le parole. Le risate in un piccolo bar, dove il caffè è sublime: il barista parla, non ne capisco un acca, gli dico che sta parlando russo, e lui che si scusa in un italiano ritrovato: ah, lei è russo? Per cogliere una gioia di vivere dentro urla che si rincorrono da una finestra all’altra. Per superare la differenza che inevitabilmente c’è tra chi abita e chi visita. Ritornare. Non amando lo spaparanzarmi su una spiaggia - pur rincorrendo coste dove il mare s’infrange bianco di onde su alte falesie rocciose - molti dei miei giorni di vacanza fatti solo di viaggi sono stati un ritorno. Aperitivi in successione. Per rivedere e ricordare. Perché ogni ritorno è un immergersi. Che affranca e che rilancia. Vi sono ritorni anche dentro i viaggi della vita: ritorni necessari, e tuttavia non si fanno. La Rundinella è una canzone napoletana, su un amore tradito, un’attesa che forse non farà primavera: ma Io lascio la porta aperta quando è sera sperando di trovarti vicino a me. La speranza di quel popolo è una porta aperta. La porta aperta che ciascuno vive, quando allontanamenti o abbandoni non hanno le ragioni del cuore di chi è lasciato. Confessate o meno, sono le sofferenze di tutti prima o poi nella vita. Perciò ci si attacca a qualsiasi cosa quando ci sente abbandonati da Dio: fosse il sangue di martiri, o la vaghezza della memoria. Ma con una voglia di ritornare là dove si è vissuto – seppure per qualche tempo, benché talvolta poco - per sapere il ritorno che conta.    23 settembre 2017

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  • INFORMAZIONI UTILI

    Attilio Bianchi, rettore

    La chiesa abbaziale
    è aperta dalle 8 del mattino fino al calar del sole.

     La Domenica, e nelle feste del Signore e dei Santi, l'Eucarestia si celebra in Abbazia alle ore 10,30.

    Per richieste personali al Rettore:
    e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. telefono: 035.4362202 (preferibilmente il mattino dalle 7,30 alle 8,30).

    Per uso degli spazi della Rettoria:
    telefonare o mandare sms al 339.3765458 o inviare mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • INFORMAZIONI UTILI

    ACCOGLIENZA GRUPPI

    Apertura: tutto l'anno.
    Attività: Esercizi Spirituali, Ritiri, Giornate di Spiritualità, Convegni. Ci si può far guidare o da propri referenti o dal rettore dell’Abbazia.Tipologia ospiti: sacerdoti, diaconi, religiose/i, giovani e adulti laici.

    Ricettività: 20 posti letto disposti in: 1 camera singola, 1 camera a 5 posti letto singoli, 1 camera a 7 posti letto a castello. Una camera è dotata di servizio privato, le restanti camere sono dotate di servizi in comune.

    Servizi: ogni giorno, possibilità di celebrazioni per gruppi.

    Casa non attrezzata per accoglienza disabili.

  • INFORMAZIONI UTILI

    SACRAMENTI
    Per disposizione vescovile in questa chiesa ordinariamente non si celebrano sacramenti di battesimo e matrimonio, se non per le persone residenti nella parrocchia_

    COME RAGGIUNGERCI:
    • auto e bus privati trovano parcheggi su via Fontanella alta e/o via Reg. Teoperga
    • treno (la stazione più vicina, Terno, dista 4 Km)
    • bus pubblici (la fermata si trova a 2 km)

    PER DONAZIONI:
    Rettoria s. Egidio
    Cassa rurale BCC di Treviglio - fil. Sotto il Monte Giov XXIII
    IT34 O 08899 61440 00000 0370654


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  •  Il Vangelo
    secondo santa Marta

    131. Pensiamo allo sguardo di Gesù: tanto bello, tanto buono, tanto misericordioso, e anche noi quando preghiamo sentiamo questo sguardo su di noi: è lo sguardo dell’amore, lo sguardo della misericordia, lo sguardo che ci salva e ci suggerisce di non aver paura.

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  • contrAppunti 

     Dieta? – In Usa, è allarme obesità anche per i cani e gatti: un terzo è in sovrappeso. Da noi, dopo le pubblicità un poco oscene sui bimbi africani menomati, sono comparse quelle che raccolgono soldi per gli ospizi degli animali. Chi ha detto che l’oscenità umana non ha confini?

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