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Saturday 27 August 2016

benvenuti ...

... nel sito dell'antico Priorato cluniacense di  s. Egidio in Fontanella, ora Cappella vescovile. La comunità cattolica che vive nella terra bergamasca, insieme al suo Vescovo Francesco, vi saluta con semplicità e cordialità.
Sono passati più di novecento anni da quando Alberto da Prezzate fondò la chiesa di S. Egidio e il monastero benedettino adiacente. Le generazioni si sono susseguite nello scorrere dei secoli, come le stagioni, come gli eventi della piccola e grande storia degli uomini. Eppure mai han cessato di risuonare nella quiete del chiostro e all'ombra delle possenti mura di questa chiesa i passi dei viandanti. Qui sono passati uomini, con il loro carico di gioie e dolori, per rivolgere una preghiera, chiedere un aiuto, ascoltare la Parola, respirare la presenza dell'Assoluto. Nel cuore della collina, tra pietre sacre e preziosi silenzi cari al santo papa Giovanni e al poeta padre Davide Turoldo, qui sarete i benvenuti, qui dove tutto parla del Dio Trinitario Padre, Figlio e Spirito Santo, e del Crocifisso Risorto, che accoglie i passi di tutti e ciascuno. Qui, ci si fa tua compagnia, fraternamente, in questo angolo di storia che percorriamo insieme. Questa è la casa del Signore, questa è casa tua: grazie per essere qui tra noi e buon viaggio!

il Rettore

  • L' angolo

    Ultimi Giorni d'Estate
        Nonostante il caldo
    opprimente di questi giorni,

    sto molto fuori.
    So fin troppo bene
    quanto questa bellezza sia effimera,
    come rapidamente si accomiata
    ed io sono così bramoso,
    così avido di questa bellezza
    dell'estate che declina!
    Vorrei vedere tutto, toccare tutto,
    odorare e assaporare
    tutto ciò che questo rigoglio estivo offre,
    vorrei conservare tutto questo
    e tenermelo per l'inverno,
    per i giorni e gli anni futuri,
    per la vecchiaia.
        ......
        Quindi rientro in casa stanco,
    molto stanco,

    e quando la sera metto i miei fogli in cartella,
    quasi mi dà tristezza
    vedere quanto poco del tutto
    ho potuto segnare
    e fissare per me.
    H. Hesse

     

    Via Crucis... 

    Giubileo...



     

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  • 26 agosto: festa liturgica di sant' ALESSANDRO 
    patrono della Chiesa bergomense 

    Secondo gli “Atti del Martirio” la legione tebea, comandata da San Maurizio, di stanza in Oriente, nel 301 fu inviata in Occidente per combattere i Quadi ed i Marcomanni. Mentre attraversava il Vallese, nell’attuale Svizzera, fu emanato l’ordine di persecuzione contro i cristiani, che vennero puniti prima con la decimazione e poi con lo sterminio, presso Aguanum, odierna S. Maurice. Alessandro, vessillifero della legione, con altri, fuggì in Italia.  A Milano fu riconosciuto e incarcerato, ma riuscì a uscire dalla prigione e riparò a Como con l’aiuto di San Fedele. Venne scoperto, ricondotto a Milano e condannato alla decapitazione. Durante l’esecuzione, raccontano gli “Atti del Martirio”, al boia si irrigidirono le braccia. Fu rimesso in carcere a morire di stenti. Ma Alessandro fuggì un’altra e riparò a Bergamo dove fu riscoperto e decapitato in una piazza, dove sorgeva una colonna, il 26 Agosto del 303. Così gli Atti del Martirio. La tradizione ritiene però che l’anno più probabile del martirio sia il 298. Il nome, dal greco, significa protettore di uomini. E’ raffigurato vestito da soldato romano, a volte a cavallo, con il vessillo che reca un giglio bianco, simbolo della legione tebea, formata da soldati egizi della Tebaide. Ad Alessandro, sicuramente almeno dal 774, era dedicata l’antica basilica fuori le mura, all’inizio di Borgo Canale, andata distrutta nel 1561, quando i veneziani costruirono le mura attorno alla città. Ad Alessandro venne dedicata, sul finire del VI secolo, una basilica a Fara di Gera d’Adda, costruita dal re longobardo Autari e donata al vescovo di Bergamo Giovanni (660- 668) dal re longobardo Grimoaldo al momento della conversione sua e del suo popolo dall’arianesimo al cattolicesimo. Le “passiones” o racconti del martirio di Alessandro sono tardivi perché risalgono, nella loro versione più antica, al X secolo. Tuttavia la devozione e il culto di Alessandro come patrono di Bergamo sono rimasti costanti fino ad oggi. Resta ancora da spiegare il fatto che la prima cattedrale cittadina sia stata intitolata non ad Alessandro, ma al diacono martire spagnolo Vincenzo. 

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  • Segnalazioni / Corrispondenze

       in solidarietà con le terre devastate
    24 agosto 2016


    Ore 11, il miracolo è compiuto. Arriva finalmente un’ambulanza che carica l’anziana signora Vitaliana, appena estratta dalle macerie di questo borgo di montagna delle Marche più interne, interamente distrutto. Nonna Vitaliana e i suoi due nipotini Samuele e Leone, di 4 e 6 anni, li hanno tirati fuori a mani nude i parenti, qui accorsi all’alba da Roma e da Cascia. Tra le rovine di Pescara del Tronto, oltre a pochi esausti vigili del fuoco e qualche agente, è la gente del posto che sta lavorando tra i massi. Sono accorsi da ogni zona qui vicino. Riccardo Vertecchi, di 60 anni circa, emerge da un cumulo di detriti. È lo zio di Samuele e Leone. Piange di felicità. Ma la missione non è finita. «Non troviamo il nonno e ora dobbiamo tornare a cercarlo». Lo zio Riccardo abita a Cascia, poco distante da qui. E’ arrivato alle 6 del mattino, assieme a suo fratello, quando ha realizzato le dimensioni della tragedia di Pescara del Tronto. Il nipote, Mauro, il papà dei bambini, era a Roma a lavorare. Si è messo sulla Salaria ed è arrivato di corsa. Intanto chiamava Riccardo al telefonino. «Ci sei? Li vedi?». Riccardo c’era eccome. Ma non ha avuto il cuore di dirgli che cosa aveva trovato. Un deserto di pietre là dove una volta c’era un borgo arroccato alla montagna. «Se glielo dicevo mi moriva in macchina».  Per tre volte Riccardo è andato verso il centro di quella che fu Pescara del Tronto. E per tre volte ha desistito perché la strada non c’è più e al suo posto bisogna superare una montagna di pietre e travi, e mattoni, e mobili. «Ogni volta vedevo la madonnina che c’è sulla strada. Mi ero accorto che le era saltata la testa. La terza volta l’ho aggiustata. Ho preso la testa della madonnina e l’ho messa al posto giusto. Ecco, io non so, forse è questo il miracolo. Fatto sta che ho trovato il coraggio. E sono andato avanti. Ma la casa di Vitaliana non si trovava. E’ tutto precipitato, non ci sono le strade, i portoni, ci sono solo massi. E’ arrivato mio nipote Mauro, intanto. Abbiamo cominciato a gridare i nomi dei bambini. E quelli hanno risposto. Voi non potete capire il colpo che c’ha preso. Ci siamo messi tutti, noi della famiglia, i pompieri, la gente. A mani nude abbiamo spostato le pietre. E i bambini erano lì, perfetti, manco un graffio. Nonna Vitaliana, invece, sta male. E il nonno non risponde». (da La Stampa)


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  • daQui

     Paura - Certo è il sentimento di questi terribili giorni, per uomini e donne di quella terra che non smette di sussultare, dopo la scossa che ha seppellito centinaia di familiari. Una paura ormai inscritta nella genetica di quegli abitanti, che non possono neppure sperare che quei fenomeni siano occasionali: loro e i loro nonni e i loro trisavoli sanno del ripetersi, a distanza di pochi lustri, dell’infamia delle viscere di quella terra. Una paura che tuttavia non li allontana, in una lotta che gli insegna, di volta in volta, a ricostruire e sempre un po’ meglio. I mostri, anche questo è nel loro nobile diénnea, si sconfiggono non arrendendosi alle loro zampate funeste. Ma di un’altra paura scrivo: di quella che si alimenta in questo popolo di emigranti, dalle Alpi alla Sicilia, per i migranti che ora bussano dalla Sicilia alle Alpi, da imbonitori televisivi e cartacei, e da alcuni sindaci di una terra, quale quella bergamasca, che della necessità del varcare le soglie della Svizzera – e non per chiedere ma per arricchire di strade di case e di banche – ha provato una umiliazione che dura da settant’anni. Ma non vorresti mai che nel numero di chi alimenta questa paura ci fossero quegli imbonitori da pulpito che sono i preti. E invece sì: ci sono paesi dove il parroco vorrebbe e il sindaco no; e paesi dove il Sindaco vorrebbe e il parroco no. Stanno insegnando al papa a non essere buonista, sui loro fogli anche appesi alle porte delle loro chiese: manco fossero le grida di Lutero, ma all’incontrario. Non avendo probabilmente mai introiettato, nella loro formazione, che la giustizia è il cemento della bontà; e la misericordia è la porta spalancata nei muri di cemento che pure sostengono una casa. E dunque accusare di buonismo è solo una scappatoia ridicola per non caricarsi della bontà. Se il papa sbaglia dicendo “le persone devono essere amate e le cose usate; ma il mondo va male perché amiamo le cose e usiamo le persone” – quando qualcuno che sta sulla soglia di questa grande assemblea santa e peccatrice, avesse desiderio di entrarci, sarebbe inevitabilmente indotto a pensare che il Vangelo sbaglia, che Cristo ha sbagliato nell’accedere alla Cananea. Alimentare la paura dell’altro, del forestiero da parte di un prete che è davanti a Dio un cristiano, è paura di perdere la roba? di perdere il ruolo? O è la paura di perdere se stessi, dovendo rifare i conti con una formazione che li ha sempre fatti pensare che mettersi a destra fosse inevitabile dopo che “il Figlio è salito alla destra del Padre”?! Nascondendosi: la paura del forestiero è la paura dell’islamico, dunque ritenendo che ogni musulmano sia un terrorista. Un poco (o più) ignoranti sono, soprattutto quelli che vi dicono che il Corano loro l’han letto. Islamici terroristi, come cattolici terroristi nell’Irlanda del Nord, tanto per non cercare equivalenze di male al tempo delle Crociate. Paura degli

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  • INFORMAZIONI UTILI

    Attilio Bianchi, rettore

    La chiesa abbaziale
    è aperta dalle 8 del mattino fino al calar del sole.

     La Domenica, e nelle feste del Signore e dei Santi, l'Eucarestia si celebra in Abbazia alle ore 10,30.

    Per richieste personali al Rettore:
    e-mail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. telefono: 035.4362202 (preferibilmente il mattino dalle 7,30 alle 8,30).

    Per uso degli spazi della Rettoria:
    telefonare o mandare sms al 339.3765458 o inviare mail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

  • INFORMAZIONI UTILI

    ACCOGLIENZA GRUPPI

    Apertura: tutto l'anno.
    Attività: Esercizi Spirituali, Ritiri, Giornate di Spiritualità, Convegni. Ci si può far guidare o da propri referenti o dal rettore dell’Abbazia.Tipologia ospiti: sacerdoti, diaconi, religiose/i, giovani e adulti laici.

    Ricettività: 20 posti letto disposti in: 1 camera singola, 1 camera a 5 posti letto singoli, 1 camera a 7 posti letto a castello. Una camera è dotata di servizio privato, le restanti camere sono dotate di servizi in comune.

    Servizi: ogni giorno, possibilità di celebrazioni per gruppi.

    Casa non attrezzata per accoglienza disabili.

  • INFORMAZIONI UTILI

    SACRAMENTI
    Per disposizione vescovile in questa chiesa ordinariamente non si celebrano sacramenti di battesimo e matrimonio, se non per le persone residenti nella parrocchia_

    COME RAGGIUNGERCI:
    • auto e bus privati trovano parcheggi su via Fontanella alta e/o via Reg. Teoperga
    • treno (la stazione più vicina, Terno, dista 4 Km)
    • bus pubblici (la fermata si trova a 2 km)

    PER DONAZIONI:
    Rettoria s. Egidio
    Cassa rurale BCC di Treviglio - fil. Sotto il Monte Giov XXIII
    IT34 O 08899 61440 00000 0370654


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  • il Vangelo
    pregato ogni giorno


    Benedirò il tuo nome per sempre, Signore. Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome in eterno e per sempre. Grande sei tu Signore e degno di ogni lode; senza fine è la tua grandezza, che riveli nei tuoi santi. Matteo 24,42

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  • sassolini
    sul cammino
     

     “Nessuna vita è rovinata, tranne quella la cui crescita si è arrestata” (O. Wilde)
    “Ognuno di noi confonde i limiti del suo campo visivo per i confini del mondo.” (A.  Schopenhauer)

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