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Lunedì 20 Agosto 2018

benvenuti ...

... nel sito dell'antico Priorato cluniacense di  s. Egidio in Fontanella, ora Cappella vescovile. La comunità cattolica che vive nella terra bergamasca, insieme al suo Vescovo Francesco, vi saluta con semplicità e cordialità.
Sono passati più di novecento anni da quando Alberto da Prezzate fondò la chiesa di S. Egidio e il monastero benedettino adiacente. Le generazioni si sono susseguite nello scorrere dei secoli, come le stagioni, come gli eventi della piccola e grande storia degli uomini. Eppure mai han cessato di risuonare nella quiete del chiostro e all'ombra delle possenti mura di questa chiesa i passi dei viandanti. Qui sono passati uomini, con il loro carico di gioie e dolori, per rivolgere una preghiera, chiedere un aiuto, ascoltare la Parola, respirare la presenza dell'Assoluto. Nel cuore della collina, tra pietre sacre e preziosi silenzi cari al santo papa Giovanni e al poeta padre Davide Turoldo, qui sarete i benvenuti, qui dove tutto parla del Dio Trinitario Padre, Figlio e Spirito Santo, e del Crocifisso Risorto, che accoglie i passi di tutti e ciascuno. Qui, ci si fa tua compagnia, fraternamente, in questo angolo di storia che percorriamo insieme. Questa è la casa del Signore, questa è casa tua: grazie per essere qui tra noi e buon viaggio!

il Rettore

  • L' angolo

          "Certo che fa male"

     Certo che fa male, quando i boccioli si rompono.
    Perché dovrebbe altrimenti esitare la primavera?
    Perché tutta la nostra bruciante nostalgia
    dovrebbe rimanere avvinta nel gelido pallore amaro?
    Involucro fu il bocciolo, tutto l’inverno.
    Cosa di nuovo ora consuma e spinge?
    Certo che fa male, quando i boccioli si rompono,
    male a ciò che cresce
    male a ciò che racchiude.
    Certo che è difficile quando le gocce cadono.
    Tremano d’inquietudine pesanti, stanno sospese
    si aggrappano al piccolo ramo, si gonfiano, scivolano
    il peso le trascina e provano ad aggrapparsi.
    Difficile essere incerti, timorosi e divisi,
    difficile sentire il profondo che trae, che chiama
    e lì restare ancora e tremare soltanto
    difficile voler stare
    e volere cadere.
    Allora, quando più niente aiuta
    si rompono esultando i boccioli dell’albero,
    allora, quando il timore non più trattiene,
    cadono scintillando le gocce dal piccolo ramo,
    dimenticano la vecchia paura del nuovo
    dimenticano l’apprensione del viaggio –
    conoscono in un attimo la più grande serenità
    riposano in quella fiducia
    che crea il mondo.
    K. Boye 

     

    Via Crucis dell'oggi 

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  •   estate, silenzi e natura in Fontanella

    foto by Marta Durelli

     
    Diario
    :::: per l'ospitalità a sant'Egidio in Fontanella: animatori di gruppi parrocchiali, giovanili e adulti, possono trovare qui un luogo di silenzio operativo; perciò si privilegia la loro presenza rispetto a quella di bambini o ragazzi, anche perché i ridotti spazi della Rettoria non si confanno alle esigenze di moto dei più piccoli ::::  ::: per contatti vedi sotto nel riquadro "informazioni" :::: 
    Martedì 10 luglio: il vescovo Enrico Dal Covolo, Rettore magnifico della Lateranense, è accompagnato dal fratello e dalla cognata nella sua vista annuale all’Abbazia, dove celebra l’eucarestia con il nostro Rettore.  >>>   Domenica 8 : ospitiamo per l’intera giornata una trentina di aderenti al’Associazione Missione Belem provenienti dalla vicina Brianza. Dopo aver partecipato alla Messa della Comunità e seguito la visita guidata all’Abbazia,  dedicano il pomeriggio alla preghiera, al confronto, ai nuovi progetti.   >>>   Giovedì 26 giugno, la mattina. Una cinquantina di persone provenienti un po’ da tutta Italia e partecipanti al corso “La filosofia nei luoghi del silenzio” presso il Santuario di Caravaggio, sono in visita guidata con un loro relatore alla storia millenaria della nostra Abbazia.   >>>   Domenica 24 partecipano alla Messa di Comunità una trentina di volontari AVO che prestano servizio presso il Policlinico di PonteSanPietro.   >>>   Martedì 19, don Marcello, vicario a Martinengo, accompagna un gruppo di parrocchiani alla nostra Abbazia per una visita guidata e un incontro con il nostro Rettore.   >>>   Domenica 17, ospitiamo il piccolo Gruppo Famiglie della parrocchia di Ronco Briantino che, la mattina partecipano alla Messa comunitaria e il pomeriggio incontrano un sacerdote del PIME di Sotto il Monte per una meditazione.   >>>   Nel pomeriggio, l’ormai tradizionale visita guidata all’Abbazia organizzata dall’associazione Promoisola.   >>>   Leggi tutto
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  • Segnalazioni / Corrispondenze

     

    Libri  

    M. Balzano, Resto qui, ed Einaudi -  Un campanile che emerge appuntito dall’acqua, tanto affascinante e surreale da sembrare un fotomontaggio. Invece è ciò che rimane di Curon, paesino del Sudtirolo al confine fra Austria e Svizzera, sommerso nel 1950 per la costruzione di una diga. Marco Balzano, scrittore e insegnante milanese, Premio Campiello nel 2015, è partito proprio da questa immagine per il suo nuovo romanzo, Resto qui: «Non credo nei colpi di fulmine. Credo che le cose vadano metabolizzate, ma qua è successa una cosa diversa. Questo campanile che spunta dallo specchio del lago, mi è venuto incontro, mi è sembrato davvero una storia» (Marco Balzano, ospite a «Fahrenheit»). La storia è affidata alla voce di Trina, una donna caparbia, legata alla sua terra, al suo paese. Odia piangere, è abituata a lottare e lo fa tutta la vita. Quando i fascisti arrivano in quella valle, dove si sente solo l'eco della Storia, la vogliono italianizzare, occupano scuole e municipi, vietano la lingua tedesca, cambiano i nomi alle vie. Vogliono sradicare radici di secoli. Trina vuole fare la maestra, vuole insegnare ai bambini a leggere e scrivere in tedesco, è disposta ad «andare nelle catacombe», le scuole clandestine, rischiando l'arresto, la deportazione. Nonostante tutto resta lì, con suo marito Erich e i suoi due figli perché i fascisti non devono vincere, perché non si abbandonano le montagne, i masi e le strade, anche se cambiano nome. Resta lì nel '31 quando Hitler dà ai sudtirolesi la possibilità di entrare nel Reich e il paese si divide tra chi vuole andare via e i restanti. Resta lì anche se l'adorata figlia scompare al seguito degli zii verso la Germania, procurandole una ferita non rimarginabile: è a lei che Trina scrive e racconta la storia del suo paese che non c'è più. Resta lì quando Erich sceglie di non tornare in guerra: «Le pagine del disertore in fuga, che prende per mano la moglie e con lei sale la montagna per cercare di raggiungere il confine svizzero, sono le più forti del romanzo» (Paolo Di Stefano, «La Lettura – Corriere della Sera»). Balzano ha dato vita ad «un romanzo che ha il pregio di crescere di capitolo in capitolo. Come succede con i narratori di talento. Benché ambientata in altra epoca, la storia parla dei grandi tempi di oggi. Le frontiere, il migrare, i dissidi etnici, i soprusi del potere sulla gente comune, le pulsioni autoritarie. Il tutto in un lembo troppo spesso dimenticato del nostro estremo nord, stavolta specchio non solo dell’Italia ma dell’Europa delle scelte difficili» (Gigi Riva, «L’Espresso»). 

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  • daQui

     compagno/a – Una volta era l’orgoglioso modo di sentirsi appartenente alla schiera di chi il mondo lo leggeva con occhi di giustizia; o come appartenenza sociale: compagno di scuola, del servizio militare, di squadra sportiva, e che si prolungava ben oltre gli anni. Ora è cambiato l’uso. Adesso ha preso il posto di quelle definizioni che stavano a segnare un cammino d’amore: fidanzato/a, sposo/a. A sentir dire, oggi non ci sono più mogli e mariti. Ci sono compagni. Però a me sembra che manchi l’orgoglio nella pronuncia, quell’orgoglio che era frutto di una scelta condivisa, di un offrirsi al mondo insieme. Certo, un tempo non c’erano i divorzi: e dai molti lo si racconta come fosse una disgrazia. Mentre disgrazia è questo condursi di fiore in fiore, neppure si fosse dei calabroni. So che è un parlare nel deserto, al deserto. E mi rintronano le orecchie di accuse di passatista, eppure so di non essere per genetica un conservatore. Non mi intristisco per l’accusa. Mi intristisco per la sordità del tempo arrivato a un punto zero della storia. Ben inteso, uno dei tanti punti zero che la storia ha registrato: ma gli altri non li ho vissuti, e questo non avrei voluto viverlo. Passato attraverso le speranze del Concilio; e poi in quel sessantotto così vituperato dagli inetti, e che tuttavia penetrò persino tra le mura del Seminario a chiamarci a una vocazione rinnovata; passato attraverso l’euforia della pace che fu la caduta del muro di Berlino; e attraversato da quell’epoca tragica che trovò le parole migliori sul terrorismo in Paolo VI, il papa che osò rimproverare Dio: Tu non hai esaudito la preghiera per il nostro amico. È questione di fede? È questione di fede. Le nostre preghiere inascoltate, sulla vita nostra e di quanti ci stanno a cuore: che sono molto di più della tribù biologica cui apparteniamo. Sono gli uomini e le donne che stanno condividendo questi anni: vicino a noi o lontani da noi. È questione di fede sapere, ed è il sapere della grazia non prodotto umano, che finché non si accettano le sconfitte per ripartire da esse, resisteranno compagni e compagne mai trasformati in una scelta. Non esemplificando più alle giovani generazioni la possibilità della resistenza dentro le cadute. Anche della caduta di un ponte: la rassegnazione, la fatalità di chi vive l’emozione di un momento e poi la scavalca, neppure fosse un sasso sull’asfalto: questo il punto zero che stiamo tramandando a chi avrebbe diritto ad essere forgiato in ben altro modo. Il punto zero delle emozioni senza ragione: implica la fede, la ragionevolezza di chi sa la scienza non più superba detentrice del sapere. Ma attenta a indicare i propri confini: ogni spazio ha le sue frontiere. Consegnare un oggi senza proiezione sul futuro, è questo che fa il vissuto di emozioni senza il vaglio della ragione. Ho bisogno, dunque prendo. Naturalmente scrivo partendo dai miei sbagli: persino Abramo non fu una persona perfetta, immagina me! Ma scrivo come chi non vi si rassegna a vedere ripetere gli stessi errori: perché i tempi del punto zero non hanno barriere. La fedeltà è un dono che si può ricomporre anche dopo un fallimento: ma la si deve chiamare con il nome giusto, per non stare in quel limbo dove si tengono aperte tutte le porte, all’insegna del Non-si-sa-mai. Come calabroni, appunto. 18 agosto 2018

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  • INFORMAZIONI UTILI

    Attilio Bianchi, rettore

    La chiesa abbaziale
    è aperta dalle 8 del mattino fino al calar del sole.

     La Domenica, e nelle feste del Signore e dei Santi, l'Eucarestia si celebra in Abbazia alle ore 10,30.

    Per richieste personali al Rettore:
    e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. telefono: 035.4362202 (preferibilmente il mattino dalle 7,30 alle 8,30).

    Per uso degli spazi della Rettoria:
    telefonare o mandare sms al 339.3765458 o inviare mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • INFORMAZIONI UTILI

    ACCOGLIENZA GRUPPI

    Apertura: tutto l'anno.
    Attività: Esercizi Spirituali, Ritiri, Giornate di Spiritualità, Convegni. Ci si può far guidare o da propri referenti o dal rettore dell’Abbazia.Tipologia ospiti: sacerdoti, diaconi, religiose/i, giovani e adulti laici.

    Ricettività: 20 posti letto disposti in: 1 camera singola, 1 camera a 5 posti letto singoli, 1 camera a 7 posti letto a castello. Una camera è dotata di servizio privato, le restanti camere sono dotate di servizi in comune.

    Servizi: ogni giorno, possibilità di celebrazioni per gruppi.

    Casa non attrezzata per accoglienza disabili.

  • INFORMAZIONI UTILI

    SACRAMENTI
    Per disposizione vescovile in questa chiesa ordinariamente non si celebrano sacramenti di battesimo e matrimonio, se non per le persone residenti nella parrocchia_

    COME RAGGIUNGERCI:
    • auto e bus privati trovano parcheggi su via Fontanella alta e/o via Reg. Teoperga
    • treno (la stazione più vicina, Terno, dista 4 Km)
    • bus pubblici (la fermata si trova a 2 km)

    PER DONAZIONI:
    Rettoria s. Egidio
    Cassa rurale BCC di Treviglio - fil. Sotto il Monte Giov XXIII
    IT34 O 08899 61440 00000 0370654


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  • Il Vangelo
    secondo santa Marta

    158. Tutti i genitori e gli educatori del mondo, come anche l’intera società, si facciano strumenti di quell’accoglienza e di quell’amore con cui Gesù abbraccia i più piccoli. Egli guarda nei loro cuori con la tenerezza e la sollecitudine di un padre e al tempo stesso di una madre. Penso a tanti bambini affamati, abbandonati, sfruttati, costretti alla guerra, rifiutati. E’ doloroso vedere le immagini di bambini infelici, con lo sguardo smarrito, che scappano da povertà e conflitti, bussano alle nostre porte e ai nostri cuori implorando aiuto.

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  • contrAppunti 

     Il ponte. C’è il sospetto che questa tragedia sia diventata per i due partner di governo una grottesca occasione di propaganda: così annotano in molti. La speranza è l'ultima a morire, si dice. Anche la speranza su quei due e i milioni dei loro attuali adepti.

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