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Mercoledì 26 Luglio 2017

benvenuti ...

... nel sito dell'antico Priorato cluniacense di  s. Egidio in Fontanella, ora Cappella vescovile. La comunità cattolica che vive nella terra bergamasca, insieme al suo Vescovo Francesco, vi saluta con semplicità e cordialità.
Sono passati più di novecento anni da quando Alberto da Prezzate fondò la chiesa di S. Egidio e il monastero benedettino adiacente. Le generazioni si sono susseguite nello scorrere dei secoli, come le stagioni, come gli eventi della piccola e grande storia degli uomini. Eppure mai han cessato di risuonare nella quiete del chiostro e all'ombra delle possenti mura di questa chiesa i passi dei viandanti. Qui sono passati uomini, con il loro carico di gioie e dolori, per rivolgere una preghiera, chiedere un aiuto, ascoltare la Parola, respirare la presenza dell'Assoluto. Nel cuore della collina, tra pietre sacre e preziosi silenzi cari al santo papa Giovanni e al poeta padre Davide Turoldo, qui sarete i benvenuti, qui dove tutto parla del Dio Trinitario Padre, Figlio e Spirito Santo, e del Crocifisso Risorto, che accoglie i passi di tutti e ciascuno. Qui, ci si fa tua compagnia, fraternamente, in questo angolo di storia che percorriamo insieme. Questa è la casa del Signore, questa è casa tua: grazie per essere qui tra noi e buon viaggio!

il Rettore

  • L' angolo


                Notte d'Estate
    E’ una bella notte d’estate.
    Tengono le alte case
    aperti i balconi
    del vecchio paese sulla vasta piazza.
    Nell’ampio rettangolo deserto,
    panchine di pietra, evonimi ed acacie
    simmetrici disegnano
    le nere ombre sulla bianca arena.
    Allo zenit la luna, e sulla torre
    la sfera dell’orologio illuminata.
    Io in questo vecchio paese
    vo passeggiando
    solo, come un fantasma.
    A Machado 1875 – 1939)
    Via Crucis dell'oggi
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  • Segnalazioni / Corrispondenze

    la Chiesa in una nuova tempesta

    I giornali hanno vistosamente riportato i risultati dell’inchiesta voluta dalla diocesi di Ratisbona su quanto avvenuto dal 1945 al 1990 ai ragazzi del Regensburg Domspatzen, il coro della cattedrale.  Violenze varie, che nei titoli di giornali e telegiornali mettono  nello stesso calderone ceffoni e abusi sessuali, che sono cose del tutto diverse. Non si vuole banalizzare le oltre sessanta malversazioni sessuali riscontrate, o le punizioni corporali, a volte, più che severe, crudeli. Solo registrare che si è voluto dare un impatto devastante alla notizia e il numero 500 abbinato alla voce “pedofilia” si prestava meglio allo scopo. Ma, invece di rallegrarsi per l’opera di pulizia che la Chiesa sta realizzando - unica istituzione al mondo che ha intrapreso questa strada anche se non certo l’unica funestata da tale piaga - si è usato di tale scandalo per gettare fango sul Papa emerito tramite il fratello Georg, che di quella scuola di canto fu a lungo maestro. A lui si rimproverano gli scapaccioni dati agli alunni, quelli presi anche da tanti di noi nelle scuole pubbliche e che un tempo erano quasi prassi. Ma soprattutto il fatto che non poteva non sapere – formula magica usata spesso in casi simili – quel che accadeva nella scuola annessa al coro, che si trovava peraltro in un altro paese. Al di là, quel che è  certo è che la sicurezza con la quale si è scritto che egli abbia celato di proposito quegli abusi sessuali, è un’accusa più che indebita, scorretta. Ma l’operazione Ratisbona, ha fatto emergere cose altrettanto scandalose nella Chiesa e attorno alla Chiesa: qualcuno ha cavalcato la notizia, da una parte e dall’altra, per opporre Francesco a Benedetto XVI: quella lotta che partendo da un immotivato attaccamento al papa emerito, ne oppone il magistero a quello del successore, in nome di una ortodossia che si avvale di barocco e trine e latinorum, con cui purtroppo stanno mandando alla storia il pontificato di Joseph Ratzinger: che fu ben altro e di ben altra luce rispetto alla opacità dei suoi attempati papaboys. Che il Signore Gesù abiti sempre la barca dei suoi discepoli, per sedarne le tempeste che offuscano la purezza del suo Vangelo. (almanatt)

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  • daQui
    acquarelli estivi 

    2. Quando si dice vocazione /

     Da bambino faceva il lattaio. Nel senso che portava il latte ai clienti dei nonni contadini. Appena munto, ancora caldo, le sue labbra segnate da lattei baffi traditori. Latte buonissimo perché non pastorizzato, di mucche sane, che passavano il loro periodico check- up veterinario.  Dal secchio direttamente in bottiglia o in secchielli di latta: che fa storcere oggigiorno il naso, al solo sentirne parlare, ai fissati delle date in scadenza e delle confezioni sotto vuoto. Le famiglie normali se lo andavano a prendere, quelle influenti (!) se lo facevano portare. E così, verso il tardo pomeriggio, dopo il giornaliero rito della mungitura, partiva verso tre destinazioni. Prima dalla levatrice: abitava nella casa comunale, al quarto piano, praticamente in un sottotetto; poi dal prevosto: attraverso il grande parco, alla porta di servizio dove l’aspettava la Lucia, dolce ma senza parole; e infine alla villotta del dottore. Neanche tanto dopo quegli anni, si sarebbe chiesto quale immaginario, quelle giornaliere incursioni in vite così diverse, potevano aver scosso la sua preparazione al futuro. Ricordava di essersi chiesto, per le successive conoscenze, in che modo gran parte delle levatrici, come quella, fossero madri senza un marito. O perché un prete se ne stesse solo in una grande casa, che non poteva certo essere colmata dalla presenza di una domestica, per quanto discreta (o forse proprio per quello?). O perché, tra le tre, ciò che più lo attraesse, fosse la casa del dottore: certo per l’eleganza; o forse perché ci stava quella sua compagna di scuola, biondina, che sapeva invaghita di lui – ma lui le avrebbe presto preferita un tipo di ragazza del tutto diversa: non diafana come lei, ma bruna, del colore del frumento maturo, e, diversamente da lei, che metteva una distanza che ancor più allettante. Adolescenza! No, il dottore rappresentava quel sapere che in lui era una voglia: inspiegabile in un figlio di operai? o seminata dai bambingesù e dalle santelucia che fin dai sei anni erano libri? Ma il saper era anche del prete; ma del prevosto era l’invisibilità proposta, l’angelo con cui allora parlava,

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  • INFORMAZIONI UTILI

    Attilio Bianchi, rettore

    La chiesa abbaziale
    è aperta dalle 8 del mattino fino al calar del sole.

     La Domenica, e nelle feste del Signore e dei Santi, l'Eucarestia si celebra in Abbazia alle ore 10,30.

    Per richieste personali al Rettore:
    e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. telefono: 035.4362202 (preferibilmente il mattino dalle 7,30 alle 8,30).

    Per uso degli spazi della Rettoria:
    telefonare o mandare sms al 339.3765458 o inviare mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • INFORMAZIONI UTILI

    ACCOGLIENZA GRUPPI

    Apertura: tutto l'anno.
    Attività: Esercizi Spirituali, Ritiri, Giornate di Spiritualità, Convegni. Ci si può far guidare o da propri referenti o dal rettore dell’Abbazia.Tipologia ospiti: sacerdoti, diaconi, religiose/i, giovani e adulti laici.

    Ricettività: 20 posti letto disposti in: 1 camera singola, 1 camera a 5 posti letto singoli, 1 camera a 7 posti letto a castello. Una camera è dotata di servizio privato, le restanti camere sono dotate di servizi in comune.

    Servizi: ogni giorno, possibilità di celebrazioni per gruppi.

    Casa non attrezzata per accoglienza disabili.

  • INFORMAZIONI UTILI

    SACRAMENTI
    Per disposizione vescovile in questa chiesa ordinariamente non si celebrano sacramenti di battesimo e matrimonio, se non per le persone residenti nella parrocchia_

    COME RAGGIUNGERCI:
    • auto e bus privati trovano parcheggi su via Fontanella alta e/o via Reg. Teoperga
    • treno (la stazione più vicina, Terno, dista 4 Km)
    • bus pubblici (la fermata si trova a 2 km)

    PER DONAZIONI:
    Rettoria s. Egidio
    Cassa rurale BCC di Treviglio - fil. Sotto il Monte Giov XXIII
    IT34 O 08899 61440 00000 0370654


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  • libri da rileggere
    C'è un tempo per tutto; e il tempo dell'estate si presta a rileggere i libri della memoria. qui alcuni titoli che si mettono in comune: non saranno stati i vostri? lasciatevi prendere dalla curiosità. e troverete forse nuove trivellazioni dello spirito.

    I L FIGLIO INTERROTTO, di Andrè Miquel. Non è un romanzo. È il diario tenuto da un padre registrando la malattia per cancro del proprio figlio. Una scansione di giorni che diventa una scansione di vita. rileggerlo (o leggerlo per la prima volta) mette di fronte all’enigma dell’amore genitoriale per una crescita che si sa sarà

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  • contrAppunti 

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