Mercoledì 18 Ottobre 2017

Restauri architettonici

 
I molteplici interventi, succedutisi nei secoli, hanno portato ad una serie di stratificazioni edilizie ben evidenti sul manufatto.
La facciata, tripartita da lesene e dalla linea superiore spezzata, decorata da archetti pensili e da un fregio a dente di sega, è sostanzialmente frutto di un restauro novecentesco, così come la cuspide e le trifore della torre quadrangolare. Anche i fianchi settentrionale e meridionale in arenaria bruna sono triparti­ti da lesene e decorati dal motivo di archetti pensili in pietra su mensole delineate con regolarità. Sul lato orientale, le tre absidi in calcare bianco sono scandite da semicolonne, coronate da archetti pensili in cotto e aperte da monofore strombate dai contorni decorati con motivi geometrici. La sopraele­vazione dell'abside è sottolineata da una specchiatura conclusa dalla solita fila di archetti pensili, sormontati da una cornice a dente di sega in cotto. L'interno presenta uno schema basilicale costituito da tre navate, separate da colonne, con copertura a capriate, e un transetto non eccedente con sopraelevazione all'incrocio; nella zona pre­sbiteriale, le tre absidi sono precedute da tre campate quadrangolari comunicanti, coper­te da volte a crociera. I muri delle navate e quello sovrastante l'arcata trasversale di introduzione al coro sono in arenaria scura e compatta, decorati con motivi geometrici (triangoli, losanghe, scacchi) ricavati a bas­sissimo rilievo o a graffito. La letteratura storico-artistica sull'edificio è scarsa sino agli anni `90 (…). Solo il Porter nel 1917, parten­do dall'analisi diretta dell'edificio, ne indivi­duava due fasi costruttive, datandole in base alle notizie documentarie note e ad un'anali­si comparativa col contesto locale. Alle stesse conclusioni erano giunti pure Elia Fornoni, studioso locale, e Carlo Bianchi, responsabi­le del primo restauro novecentesco. Le inda­gini stratigrafiche di Andrea Zonca e due tesi di laurea discusse ad Udine e Pavia, poi pub­blicate nel 1997 hanno apportato ulteriori e importanti elementi all'analisi del monumen­to. La scansione in due tempi delle sue vicen­de costruttive si articola e si complica con altri passaggi.

Nella fase più antica la chiesa era a navata unica con presbiterio triabsidato e transetto sporgente, una tipologia diffusa tra le chiese benedettine dell'XI e XII secolo, specialmente tra quelle che erano semplici dipendenze da altri monasteri, come S. Bene­detto in Portesana per restare in area lom­barda, S. Maria sul monte Misma, recente­mente avvicinata al mondo cluniacense, e S. Maria in Argon, dipendenza dell'antico monastero di S. Paolo. Di questa fase restano attualmente la zona absidale, decorata da archetti pensili, il tran­setto non più aggettante e un tempo coperto con tetto a doppio spiovente, come testimo­niano l'andamento degli archetti e il diverso tessuto murario della sopraelevazione di forma triangolare nelle facce settentrionale e meridionale dei suoi due corpi esterni. All'interno i muri di separazione tra le cam­pate laterali del presbiterio e il transetto pre­sentano una decorazione ad archetti pensili, chiusa tra due lesene laterali, analoga a quel­la esterna e tipica appunto di murature ester­ne, quali dovevano essere queste secondo la pianta originaria ipotizzata. All'incrocio tra il transetto e l'unica navata doveva alzarsi un tiburio quadrangolare, considerando il note­vole spessore di muro tra le volte antistanti l'abside centrale e il tetto, alle aperture del quale potrebbero appartenere sei piccoli capitelli superstiti, tre inseriti sul lato esterno della parete sud e tre ancorati ai colonnati e ai muri interni. Tra questa fase, datata 1080, e la seconda fase individuata dal Porter, datata 1130, si ipotizza anche la costruzione di un chiostri­no, privo di portici ma dotato di tutti gli ambienti tipici della vita monastica (capitolo e dormitorio soprastante a est, camminata e refettorio a sud, cucina e cellario a ovest), sulla base dell'analisi del tessuto murario calcare bianco in conci di forma piccola e rozza nella prima fase, arenaria bruna che alterna corsi di lastre e conci più tozzi, inter­calati da letti di malta piuttosto spessi nella seconda, arenaria grigia in grossi blocchi ben squadrati e ben connessi nella terza.
La fase intermedia è attestata nella muratura della fiancata meridionale della chiesa, analoga a quella che la fronteggia nel cortiletto adia­cente, una delle parti più antiche del com­plesso monastico. Alla terza fase si devono la pianta attuale a tre navate con transetto non sporgente, ana­loga a quella di S. Salvatore a Capodiponte e S. Giovanni di Vertemate, la copertura a capriate nelle navate e la torre all'incrocio, probabilmente più bassa di quella attuale.


La questione poi degli interventi edilizi post-medievali è ancora tutta da definire, anche se si hanno delle attestazioni che risalgono al XV secolo, per lavori di consolidamento della struttura. In particolare nel 1479 si procedette al consolidamento dei fianchi; nel 1568 vennero effettuate opere di manutenzione straordinaria alla pericolante struttura. Ciò lo si desume da una nota di spesa occorsa nel loco Sant'Egidio di Fontanella riferentesi alla chiesa e cascine circostanti; mentre un'altra nota del 1604 precisa:Campanile
... Un maestro Mingarino Alberto, muratore, promette et si obbliga di accomodare et ristaurare la chiesa parrocchiale di Sant'Egidio ...
tra queste opere:
1. Che detto maestro riduca tutto il tetto ad un filo solo, ben coperto di tavoloni e coppi sopra (da qui la sostituzione del tetto a salienti con una copertura a due spioventi, del tipo a capanna, e la conseguente modifica della facciata);
2. che dalla parte di mezzogiorno sarà tre finestre recipiente e tre altre nella
facciata verso ponente (da qui l'apertura di due grandi finestre rettangolari nella parte mediana della facciata e di altre finestrelle sul fianco destro, lungo la parte della navata centrale e l'otturazione di alcune feritoie);
3.. Che debba ordinare tutti i legnami che bisognano in detta fabbrica così di rigare come di squadrare
A conferma delle opere effettuate nel 1618 ci sono due lettere del 1613 e del 14 settembre 1619. Quest'ultima, in particolare, accenna a ... riparatione sola della Chiesa et campanile in qualche parte ... (sono state riparate forse le volte del campanile).
Nel 1631 il Lucatelli da Venezia, nella sua Relatione propone che la torre sia alzata affinchè le due campane siano sentite di più; precisa inoltre che... Ha bisogno la chiesa di finestre più ampie per luce, aria, umidità ...e infine si lamenta del pavimento rotto. (Da qui la successiva opera di ricostruzione del pavimento posto a circa 15 cm più in alto di quello esistente).
Di questi anni deve essere anche la costruzione della sacrestia perticata addossata al lato settentrionale della chiesa e l'edificazione sul sagrato della cappella a ricordo dei morti della peste.
Nel 1663, altra relazione del muratore Pedrota di Pontida, rileva la necessità di ...restaurare tetto e campanile tutto rotto ...
In quell'epoca la chiesa aveva sei altari e, nel 1668, i Giovanelli ne diventano proprietari.


Frontespizio BianchiL'intervento di gran lunga più massiccio, si ebbe tre secoli dopo, nel 1910-11, a cura dell'ing. Carlo Bianchi di Torino che portò Arthur Kingsley Porter, studioso di architettura romanica, a scrivere:
... Di tutti i disgraziati restauri compiuti negli ultimi anni nell'Italia settentriona­le, non ne conosco alcuno così sconsigliato, così distruttivo, così barbaro come quello della chiesa di Fontanella ...
Secondo il Kingsley, dopo i disgraziati restauri la chiesa avrebbe perduto sia il suo incanto sia il suo intertesse archeologico.
La prima preoccupazione dell'ing. Bianchi fu quella del restauro statico del campanile: il cedimento del pilastro quadrilobato nell'angolo Sud-Ovest, a causa anche dei fulmini che vi cad­dero per due volte a distanza di quasi un anno, e cioè il 14 luglio 1873 ed il 29 luglio 1874, aveva portato allo spiombo, con inclinazione verso la facciata, di tutte le colonne della navata destra, oltre che al cedimento della muratura superiore della torre. Furono così sostituiti uno ad uno tutti i conci avariati del pilastro bloccando i pezzi di pietra con una colata di cemento che permise di ottenere un blocco centrale di tipo monolitico. Successivamente vennero applicate le armature di sostegno all'arcone centrale, ai due piccoli sotto il lato sud del campanile, all'arco minore a sinistra ed alle tre campate d'archi fra la navata centrale e le due laterali. L'ingegnere constatò poi che il terrazzo superiore del campanile, sostenuto da un volto in cotto che misurava un metro di spessore tra struttura e riempimento, veniva a gravare di un peso inutile la torre, inoltre
... non rappresentava una costruzione dell'epoca del monumento. Ne ordinai la demolizione che mi rappresentava un peso di almeno 500 quintali, e vi sostituii un’ impalcatura di voltine tra poutrelles eliminante le spinte agli angoli del cam­panile e collegante tutta la gobbio superiore colle teste delle poutrelles...
L'operazione successiva, giustificata dalla certezza che la torre doveva avere la terminazio­ne caratteristica lombarda, fu la demolizione del tetto a quattro spioventi e la costruzione del cono di copertura in cotto, la cui inclinazione fu dedotta dall'angolo di smusso di alcuni mattoni della copertura originaria (presumibilmente), trovati nel sottotetto. Furono ricostruite poi le quattro trifore deducendole dalle tracce presenti ancora nella muratura e da alcuni pezzi originari (due capitelli delle colonnette mediane e quasi tutti i pezzi degli archivolti, tra cui quello con il giglio di Francia della trifora ad ovest recuperato demolendo in parte un colossale torchio da vino) ritrovati sul posto, inglobati in murature di contenimento del terreno. Altra opera fu la piombatura delle quattro colonne più pendenti ed il rinforzo dell'arco di rinfianco, impostato su una semicolonna addossata alla parete, tramite la costruzione di un barbacane esterno, in corrispondenza di detta colonna.
Per quanto riguarda la facciata, venne demolito il sopralzo delle navate laterali, venne ricostruita la copertura a salienti e venne rifatta la parte superiore centrale, compresa l’archeggiatura, la chiusura delle finestre rettangolari (aperte all'inizio del XVII secolo), la ricostruzione della fine­stra circolare mediante l'utilizzo dei pezzi originari rinvenuti nella muratura della facciata medesima e l'apertura dell'ingresso laterale tamponato.
...Per le navate laterali troppo evidente era il sopralzo del secolo XVII e quindi sollecita la demolizione della parte aggiunta; nel corpo centrale i pezzi della finestra ad occhio trovati nel muro stesso, me ne stabilirono la dimensione. Sem­plice fu trovarne la posizione dopo chiuse le due orride aperture centrali...
Dalla parte del nucleo absidale gli interventi furono limitati all'apertura delle monofore murate.
Nell'interno della chiesa si provvide al.ripristino delle capriate lignee di sostegno del tetto, alla demolizione di un altare barocco, contro la parete della navata destra, alla sistemazione del pavimento (fatto levare per verificare la struttura sotterranea alla ricerca di una cripta) e alla pulitu­ra, non sempre felice, di alcuni affreschi.


Papa Giovanni XXIII e don GiacomoAltri lavori furono eseguiti negli anni '50-'60, per interessamento di Papa Giovanni XXIII e ad opera dell'allora parroco don Giacomo Carminati.
Tra gli interventi, eseguiti dall'ing. Colombo Zefinetti, con l'approvazione della Soprinten­denza di Milano, si sottolineano: la demolizione della secentesca sagrestia addossata al fianco nord della chiesa, la demolizione della ... sgraziata e deturpante sovrastruttura della canonica e della scala coperta, che serviva di accesso al campanile..., la ricostruzione della casa parrocchia­le... nelle proporzioni originarie ma discosta dalla chiesa..., la sistemazione dell'altare maggio­re, il rifacimento del pavimento (comprendente: una zona a quota zero nelle tre navate fino ai due pilastri quadrilobati, un tratto sollevato di un gradino corrispondente al transetto, un secondo tratto sollevato da due gradini, rispetto al precedente, in corrispondenza del presbiterio, e un terzo livello, sollevato ancora di un gradino, nell'emicerchio dell'abside centrale), il consolidamento delle colonne delle navate con le pose di plinti di cemento nelle fondamenta, la realizzazione di opere di sostegno dei muri perimetrali che presentavano evidenti segni di cedimento, la ricomposizione nel chiostro della tomba di Teiperga, che si trovava sotto il portico.


Gli ultimi lavori di restauro e consolidamento strutturale e conservativo risalgono agli anni 1998-2000 ed hanno interessato oltre all’abbazia (il cui cantiere era già aperto dal 1995), anche gli ambienti e le aree annesse alla chiesa. Dopo l’acquisizione di alcuni spazi privati, questi si sono concentrati in due direzioni: da una parte nell’eliminazione delle barriere architettoniche negli spazi di uso pubblico e dall’altra nella realizzazione di alcuni ambienti per l’accoglienza dei pellegrini.
In particolare il progetto architettonico  per gli spazi esterni al corpi annessi alla chiesa hanno insistito sulle due unità edilizie entrambe con accesso dal chiostro. Nella prima, disposta verso est, sono state confermate la sacrestia,  e gli alloggi per i pellegrini già esistenti ma ridisegnati secondo uno schema capace di garantirne uina maggior fruibilità. Inoltre, sempre in quest’ala del complesso sono stati ricavati altri due locali da destinare sempre a fini ricettivi. Nella seconda unità, resa accessibile anche dalla corte inferiore, si sono ricavati spazi destinati all’accoglienza e alla socializzazione. Infine sono state eseguite opere nel cortile basso con una nuova pavimentazione realizzata con lastre di pietra naturale disposte ad opus incertum;  sul sagrato, con la sistemazione del verde a raso e la messa in opera di alcune sedute in pietra; sul giardino alberato con la ridefinizione dei suoi margini e la manutenzione delle sue essenze arboree. L’intervento si è concluso con la realizzazione di un sistema di illuminazione esterno completo e avvolgente ciascuna adiacenza del complesso abbaziale, così da permetterne una sua totale fruizione.

ex-tinaia lato_sud     lato sud prima dei restauri   lato sud dopo i restauri


BIBL.
G. ZIZZO in Itinerari dell’anno Mille-chiese romaniche nel bergamasco, SESAAB, Bergamo, 2000, pp. 69-74; R. FACCHINETTI-G. OBERTI, Abbazia di Fontanella-progetto di consolidamento strutturale dell’abbazia di S. Egidio, Bergamo 1998; C. BIANCHI., La chiesa di Fontanella al Monte - restauro, Torino, 1912; A.K. PORTER, Lombard Architecture, New Haven 1917, II, pp. 426-427.