Mercoledì 23 Agosto 2017

Storia del Santo

Sant'Egidio (fr. Gilles)

VII/VIII sec. ? - eremita - festa 1 ° set­tembre

«Il beatissimo Egidio è il più solleci­to di tutti i santi a giungere in soccorso dei bisognosi, dei tribolati e degli afflit­ti che a lui si rivolgono»: così la Guida del pellegrino di Compostella (Codex calixtinus, V, 8) presentava questo antico eremita a coloro che, diretti al celebre santuario della Galizia, giungevano lun­go la via tolosana alla tappa obbligata di St-Gilles-du-Gard, nella regione di NT-mes. Qui, sul finire del secolo XI, una nuova basilica era stata costruita sull'an­tica cripta che conservava il corpo di Egidio, racchiuso in una tomba d'età merovingica, ma la cui iscrizione risali­va al X sec.La più antica recensione della Vita, databile appunto al X secolo (BHL I, 93), narra che Egidio, venuto in Gallia dalla Grecia, suo paese d'origine, dopo una breve sosta in Provenza si era riti­rato a vivere vita eremitica in un luogo deserto della Settimania, in compagnia soltanto di una cerva che gli forniva il suo latte. Durante una battuta di caccia l'animale si salvò perché Egidio fu col­pito al suo posto da una freccia scaglia­ta dal re dei goti, rimanendo ferito a una gamba. Il sovrano donò allora all'ere­mita delle terre sulle quali egli costruì un monastero di cui divenne abate. Diffusasi ormai la sua fama di santità, Egi­dio fu invitato dal re dei Franchi, Carlo (certamente Carlo Magno nella mente dell'agiografo), che lo supplicò di pre­gare per ottenergli il perdono di una col­pa che non osava confessare a nessuno. La domenica successiva, mentre celebra­va la messa, apparve ad Egidio un an­gelo che depose sull'altare un biglietto sul quale era scritto il peccato segreto del sovrano, che potè così venir perdonato.
In seguito Egidio si sarebbe recato a Roma per porre il suo monastero sotto la protezione papale, ottenendo dal pon­tefice privilegi che sottraevano il cenobio ad ogni altra ingerenza. Morì poco dopo il ritorno da Roma, nella notte del 1° settembre.
Le incertezze e le contraddizioni del racconto agiografico rendono difficile qualsiasi precisa connotazione storica del personaggio, e permettono soltanto di affermare che Egidio fu un eremita o un monaco vissuto nella regione di Nìmes, forse tra VII e VIII secolo, del qua­le non si doveva conoscere ormai più nulla quando, a partire dal secolo X, lo sviluppo del monastero che ne custodiva le reliquie diede al suo nome una va­stissima fama. I monaci di St-Gilles-du-Gard, con l'accrescersi dell'importanza del loro cenobio, tentarono ripetutamente di sottrarsi alla giurisdizione esercitata su di loro, certamente ancora nel IX se­colo, dai vescovi di Nìmes. Ciò spiega probabilmente l'inserimento nella Vita dell'episodio del viaggio di Egidio a Ro­ma e la successiva presenza tra i docu­menti del monastero di due bolle ponti­ficie — rivelatesi in modo evidente dei falsi - con le quali nell'878 papa Gio­vanni VIII avrebbe ristabilito nei suoi di­ritti, violati dai presuli di Nimes, l'aba­te di St-Gilles, basandosi sulla presunta donazione del cenobio fatta dal fonda­tore alla Santa Sede.
Il culto di Egidio conobbe nei secoli X-XIII una dimensione europea. Reli­quie del santo si trovavano in varie lo­calità della Francia (in particolare nella chiesa di St-Sernin di Tolosa), del Bel­gio e della Germania, mentre almeno quattro monasteri pretendevano di con­servarne l'intero corpo. Egidio fu invo­cato contro un gran numero di malattie (dalle febbri malariche alla follia ai ter­rori notturni) e fu considerato patrono delle genti di mare, dei pastori e dei men­dicanti (in Inghilterra degli zoppi e dei mutilati, con riferimento alla ferita ri­cevuta alla gamba per salvare la cerva), tanto che nel XIV secolo entrò nel no­vero dei 14 «santi ausiliatori».
Mentre la cerva divenne uno degli at­tributi iconografici più diffusi del san­to, l'episodio del peccato segreto di Car­lo Magno fu tra quelli che maggiormente colpirono la fantasia: lo si ritrova raffi­gurato in una vetrata della cattedrale di Chartres e sulla «cassa delle reliquie» cu­stodita ad Aquisgrana. La festa si celebra il 1° settembre.

BIBL.
AASS Septembris, I (Venezia 1756), 284-304; AB, Vili (1889), pp. 103-120; BHL I, nn. 93-98, pp. 17-18; F. BRITTAIN, Saint Gilles, Cambridge 1928; E. MALE, L'ari religieux du XIII' siede en France, Paris 1948, p. 626. BSS, IV, 958-959.D. TUNIZ in Il grande libro dei Santi, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 1998,  vol. I, pp. 574-575.